Il pianoforte rientra nella categoria
degli strumenti a corde percosse, ma ha avuto predecessori
appartenenti alla categoria degli strumenti a corde pizzicate.Gli
strumenti predecessori del pianoforte sono essenzialmente
tre: il monocordo, il salterio e il timpanon.
Il salterio ha dato origine agli strumenti
a pizzico con tastiera, il timpanon agli strumenti a corde
battute, il monocordo all'applicazione della tastiera agli
strumenti a corde. Il salterio aveva dieci o più
corde tese sopra un tavola armonica a forma di trapezio,
e si suonava pizzicando le corde con le dita armate di piccoli
ditali uncinati.Differiva dall'arpa per la forma della tavola
armonica nonché per la sua posizione orizzontale.
Era conosciuto dai babilonesi con il nome di sabekka, dai
greci con il nome di sambike.In Europa era in voga all'epoca
delle Crociate, specie in Germania, ma sicure fonti storiche
dicono che in Italia era conosciuto molti secoli prima.
Il Timpanon differiva dal salterio per la sua maniera di
far suonare le corde, che venivano messe in vibrazione con
due bacchette di legno ricurve verso la punta.
Ebbe origine semitica. Dagli antichi venne
chiamato santir, psanterion, psalterion.In seguito ebbe
il nome di Timpanon, dulce melos e dulcimer (dai britannici).Oggi
viene chiamato dagli italiani "salterio tedesco"
e dai tedeschi "hackbrett". Il monocordo era usato
ai tempi di Pitagora (580-504 A.C.) per studiare gli effetti
fisici delle corde vibranti e si componeva di una cassetta
rettangolare sulla quale veniva fissata una corda di budello
e sotto la corda un ponticello mobile divideva la corda
in due parti determinando l'altezza del suono.La corda veniva
quindi messa in vibrazione con un plettro.Il monocordo fu
utilizzato da Guido d'Arezzo, nel medioevo, per dare l'esatta
intonazione ai cantori
L'origine della tastiera può essere
ricercata nei grandi organi del decimo e undicesimo secolo,
organi pneumatici come quello della chiesa di Magdeburgo.Le
tastiere di questi organi erano molto rudimentali: avevano
al massimo 16 tasti poiché ogni tasto era largo 15
centimetri.Da qui la necessità di suonare con i pugni
delle mani.Queste tastiere rudimentali erano prevalentemente
diatoniche e solo nel 1300 vennero introdotti i semitoni
cromatici che erano però separati dai tasti diatonici
e introdotti in una tastiera separata.Solo nel 1400 abbiamo
l'introduzione dei tasti cromatici nell'ambito della stessa
tastiera. L'applicazione della tastiera agli strumenti a
corde in maniera razionale e l'impiego dei tasti per la
produzione effettiva del suono avvenne però più
tardi.Nel 1300 in Inghilterra si usava lo "scacchiere"
con le corde messe in vibrazione dai tasti collegati a linguette
metalliche dette "tangenti".In Italia questo strumento
si chiama clavicordo. L'origine della tastiera del clavicordo
fu in parte derivata dal manicordio e in parte dall'organo.
I piu' antichi esemplari sono custoditi nel Metropolitan
Museum di New York e sono di Domenico da Pesaro e Trasontino.
La spinetta è il primo strumento a corde pizzicate
da becco di penna.Aveva forma varia: triangolare, quadrangolare,
pentagonale e si posava su di un tavolo.In Inghilterra si
chiama Virginal. Sia la spinetta sia il virginale avevano
una sola corda per ogni tasto e l'abbassamento del tasto
corrispondeva all'innalzamento di un saltarello su cui era
fissato un becco di penna d'oca che pizzicava la corda.
La spinetta ingrandita si chiamò
spinettone, ed in Italia si chiamò genericamente
Cembalo.Con l'adozione di un'ottava inferiore divenne Gravicembalo
o Clavicembalo. Oltre che per accompagnare la prima produzione
monodica (nel seicento) diventò strumento solista
sino alla fine del '700 quando fu gradatamente sostituito
dal pianoforte. Costruttori principali furono Hans Ruckers
d’Anversa, costruttore di cembali fiamminghi a doppia
tastiera, in Italia Portalupi, Rigoli, in Francia Blanchet,
Taskin, in Inghilterra Tshudi, Kirchmann, in Germania Hildebrandt.
La differenza di sonorità tra clavicembalo
e clavicordo faceva preferire il primo strumento in fatto
di potenza sonora. Sul clavicordo era possibile un'esecuzione
molto più espressiva: un effetto particolare era
il "bebung"=vibrato, che si otteneva facendo vibrare
il tasto premuto.Il clavicordo ebbe la maggior diffusione
in Germania.
Gli italiani e i francesi usavano invece
soprattutto la spinetta e il clavicembalo. Il moderno sistema
di accordatura per strumenti a tastiera lo dobbiamo a due
teorici e musicisti tedeschi: Werckmeister e Neidhart i
quali ridussero i semitoni a 12 nell'ambito dell'ottava
fondendo così il diesis con il bemolle.Il sistema,
detto temperamento equabile, fu subito adottato da J.S.Bach
che nel 1722 gli dedicò il "Clavicembalo ben
temperato": 48 preludi e fughe costruiti su tutti i
toni maggiori e minori.
Bartolomeo Cristofori, nato a Padova il
4 Maggio 1655 era al servizio di Ferdinando dei Medici in
Firenze come "conservatore degli strumenti musicali".A
lui spetta il merito di aver inventato il pianoforte.Nel
diario di Francesco Mammucci, con riferimento al febbraio
1711, si legge che Cristofori aveva iniziato a lavorare
al "nuovo gravicembalo col piano e forte" nel
1698. Allo stesso modo la dettagliata descrizione di un
"arpicembalo" in un inventario degli strumenti
dei Medici riferito al 1700 non fa altro che provare la
costruzione definitiva dello strumento. L'invenzione fu
rivelata al mondo da uno scritto del marchese veronese Scipione
Maffei, pubblicato nel 1711 dalla rivista scientifica "Il
giornale dei letterati d'Italia" che usciva a Venezia.
Nello scritto Maffei dava una minuziosa
descrizione corredata da alcune tavole esplicative.I principali
elementi dell'invenzione furono: l'applicazione dei martelletti
in sostituzione dei saltarelli, lo scappamento, lo smorzo,
cioè le tre parti essenziali del moderno meccanismo
pianistico.L'applicazione dei martelli permette di graduare
l'intensità' del suono in rapporto tanto alla forza
che alla dolcezza del proprio tatto.Lo scappamento permette
di ribattere prontamente le note in rapida successione.Lo
smorzo si discosta dalla corda nel momento in cui il tasto
si abbassa, lasciando la corda libera di vibrare fin quando
il tasto resta premuto. Nel 1725 la Musikalische Kritik
d’Amburgo pubblicò l'articolo di Maffei tradotto
dal Konig.
Da ciò prese probabilmente spunto
Gottfried Silbermann, costruttore di organi e clavicordi,
operante a Freiberg, che costruì nel 1726 due pianoforti
con meccanica pregevole, tanto che diede vita ad una produzione
in serie. I suoi pianoforti furono acquistati in gran numero
da Federico il Grande.Nel pieno rispetto della tradizione
costruttiva nord-europea Silbermann aggiunge dei meccanismi
manuali che permettono di sollevare gli smorzatori e di
far scorrere la tastiera da un lato, in modo che i martelletti
possano colpire solamente una delle due corde esistenti
per ogni nota.Siamo quindi di due sistemi caratteristici
del pianoforte moderno: gli effetti collegati più
avanti ai pedali. Allievo di Silbermann fu Johann Andreas
Stein, fabbricante di strumenti a tastiera di Augusta: a
lui dobbiamo lo sviluppo della "meccanica viennese",
nella quale il martelletto è imperniato direttamente
al tasto senza aggiunta di leve intermedie.Soltanto in seguito
si ebbe l'applicazione di leve per lo scappamento.
L'estensione di questi strumenti era di
circa cinque ottave. Seguaci della scuola costruttiva viennese
del settecento furono quindi Stein (e i suoi figli), Walther,
Hofmann e Scheidmayer. Altro allievo di Silbermann fu Johannes
Zumpe, che nel 1760 si trasferì a Londra e fondò
un'industria di fortepiani. Zumpe costruiva pianoforti a
tavolino (1766) utilizzando una meccanica simile a quella
di Cristofori ma ridotta allo stretto necessario.
Questa meccanica, priva di scappamento e
di paramartello fu definita "meccanica semplice inglese".
La meccanica del pianoforte a coda inglese fu elaborata
invece da Americus Backers (con l'aiuto di Broadwood) tra
il 1772 e il 1776. John Broadwood diede un decisivo apporto
all'evoluzione della meccanica inglese, appesantendo il
tocco delle tastiere dei suoi pianoforti a coda.Nel 1783
brevettò i pedali del "piano" e del "forte",
messi a punto da Erard. Sebastian Erard, fondatore nel 1776
della celebre casa di Parigi, inventò nel 1821 il
doppio scappamento, che permette un rapido ribattuto.Negli
anni successivi il pianoforte s’irrobustisce nella
struttura del telaio, delle corde e della tastiera. Nel
1808 Broadwood adotta per la prima volta rinforzi metallici
sul telaio, seguito da Babcock che nel 1825 brevetta il
primo pancone metallico.
Nel 1831 l'inglese Allen crea il primo telaio
interamente metallico e nel 1843 Bord inventa il "capotasto
metallico" adottato più avanti da Steinway e
ribattezzato "Capo d'Astro". Un apporto decisivo
nella costruzione del pianoforte moderno spetta alla casa
Steinway di New York e Amburgo, che nel corso del 1800 modifica
e brevetta pianoforti di eccezionale robustezza e splendida
sonorità.Nel corso del 1900 la costruzione del pianoforte
acquista dimensioni industriali, si espande verso l'oriente,
che sempre più interessato ad una dimensione e alla
cultura occidentale, produce in Giappone (Kawai, Yamaha)
e in Corea (Young Chang) pianoforti di eccezionale qualità,
affiancando le storiche case Steinway, Bechstein, Bluthner,
Bosendorfer (Vienna).