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    Siete in: Docenti   Vincenzo Faletti Lavori Classe 3°B
 
Classe Terza B
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Anni ’60 in Italia

Lucio Battisti

Gli anni ’60 sono un decennio tutt’altro che omogeneo dal punto di vista canoro. Già nella prima metà del decennio si verificano due fatti importanti per il mondo della canzone, da una parte l’emergere della figura del TEEN-IDOL e dall’altra l’espansione del mercato discografico.
Contemporaneamente cominciò ad emergere un piccolo movimento, che mette insieme musica e cultura giovanile, il BEAT, che per un periodo di alcuni anni spingerà gran parte del pubblico giovanile verso il nuovo rock soprattutto britannico.
Gli anni ’60, dominati dalla canzone d’autore, rimarranno invece ricordati per immagini e motivi leggeri tipici dell’era del boom economico.
Tra i cantanti e autori delle proprie canzoni, il più diverso da tutti era Lucio Battisti che emerse però alla fine del decennio con un’opera e uno stile del tutto unici e personali anche per non smentire quanti siano stati favolosi gli anni 60!!

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Il jazz: le origini

Original Dixieland Jazz Band


Il jazz è nato all’inizio di questo secolo a New Orleans che ha avuto molta importanza per lo sviluppo del jazz. Proprio in questa città della Louisiana, all’inizio dell900 s’incominciarono a tirare le somme di una musica che aveva le sue origini nell’Africa nera, quando i colonizzatori europei avevano avuto bisogno di manodopera per mandarli a lavorare nelle piantagioni di cotone,caffè che i colonizzatori avevano conquistato con la forza sui popoli precolombiani(Maya,Aztechi,Inca,ecc.). Il Jazz si sviluppa nelle zone dell’Africa nera dai popoli aborigeni che vivevano in quei luoghi e che dopo essere stati deportati, usavano dei canti(work song) che servivano per poter lavorare allo stesso ritmo nelle piantagioni e non permettere ai controllori bianchi di frustarli perché diminuivano la velocità con cui dovevano lavorare.
Nel periodo in cui i neri conobbero la chiesa evangelistica, cercarono a loro modo di cantare i canti religiosi ma non ci riuscirono, e perciò per poter cantare i canti religiosi li modificarono ed i primi che in Europa e i bianchi conobbero furono gli “spirituals”. In quel periodo per i neri la chiesa divenne un punto fondamentale per la loro vita,visto che la riconoscevano come unico centro sociale e culturale. Con il tempo gli spirituals assunsero un significato metareligioso,per riferirsi,sia pure in codice, alla situazione degli schiavi anelanti alla libertà.
La liberazione avvenne quando il presidente degli Stati Uniti d’America Abramo Lincoln,dopo la guerra di Secessione,nel 1865,ma all’inizio fu una libertà illusoria, poiché una grande parte di questi ex schiavi non ebbero altra scelta che rimanere nei campi di lavoro, oberati dai debiti verso il loro padrone. Chi lasciò i campi in ricerca di una vita migliore, stentò molto a trovare un lavoro e dovette fare i conti con la discrimazione razziale. I canti dei neri da poco liberati,senza lavoro,discriminati,usciti il più delle volte da una famiglia disgregata, fu il “Blues”. Nel Blues, il nero americano non canta ciò che ha, o che spera di avere: canta ciò che non ha e che non avrà mai(uguaglianza). Il blues è stato dunque un canto amaro e disperato, e i suoi temi sono tratti dall’esperienza quotidiana.

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Curata da Davide Merico

 

Il Jazz: dal Tradizionale al Free

Modern jazz quartet

E’ stato detto che il jazz nacque nel momento in cui i neri americani cominciarono a suonare i blues, oltre che a cantarli. Con quali strumenti si cominciò a suonare i blues ? Con gli strumenti che più facilmente si potevano trovare nel sud finita la guerra di secessione : quegli strumenti che erano stati suonati nelle fanfare dei due eserciti in guerra, e che poi furono abbandonati dappertutto. Strumenti militari, dunque : trombe, tromboni, clarinetti, bassi tuba, sousaphone e tamburi. Strumenti che si possono suonare anche marciando, e che infatti venivano suonati dalle marching brass band (bande di ottoni marcianti) che, all’ inizio del secolo percorrevano le strade di New Orleans, al seguito dei funerali, o nelle parate carnevalesche o in altre speciali occasioni. Il pianoforte si aggiunse più tardi, nelle orchestrine che suonavano nelle sale da ballo o nei cabaret, o nelle bettole : più rari erano i violini e i sassofoni. Nelle brass bands suonavano per lo più dei musicisti neri autodidatti, che non sapevano leggere la musica : esse furono la palestra dei pionieri del jazz, che in quelle orchestre cominciarono a cimentarsi con l’ arte dell’ improvvisazione. Improvvisavano non solo perché erano naturalmente orientati verso l’ improvvisazione, ma perché, non sapendo leggere la musica suonavano ad orecchio, a memoria, e per errore o per eccesso di fantasia, variavano spesso la melodia che avrebbero dovuto suonare, e che fu da loro sempre più distorta.

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Curata da Mattia Santullo, Fabio Pellanda, Rocco Talarico.


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